Vinitaly 2019 – Note a margine di un debuttante


Un mondo liquido, e tendenzialmente tannico.

Questa la prima sensazione che uno spettatore esordiente, per quanto interessato e non del tutto digiuno dei fatti del vino, avrebbe tratto dal primo impatto con il Vinitaly.

Una liquidità tutt’altro che baumanniana, peraltro, dato che è sinonimo di assoluta solidità: quella di un settore economico che sta vivendo una crescita poderosa, tanto da essere diventato uno dei punti di riferimento del “made in Italy” più solidi, per l’appunto.

E, alla testa – o comunque tra i primissimi vagoni – di questo treno lanciato alla conquista di mercati e di palati, più o meno fini, due peculiari prodotti: il vino a denominazione (DOC e DOCG) e il vino biologico, o, più in generale, “sostenibile”.

Quest’ultimo, in particolare, ha svolto un ruolo di assoluto protagonista alla kermesse veronese: un padiglione dedicato, la “Organic Hall”, al cui interno era presente anche uno spazio dei vini naturali gestito dall’associazione Vignaioli e Territori (Vi.Te); decine di aziende presenti e “mescenti”; momenti di degustazione e approfondimento; convegni ed eventi di notevole rilievo economico e culturale.

Tra questi ultimi, in particolare, la firma di un protocollo “salva bio” tra Federbio, la storica federazione delle aziende bio, e Coldiretti, la più rappresentativa associazione professionale del mondo agricolo nazionale. Evento che non può che essere salutato con soddisfazione se vuol dire che Coldiretti riconosce la centralità della produzione biologica, non solo in chiave di difesa del reddito agricolo e del comparto nel suo complesso (peraltro sacrosanta) ma anche di tutela dell’ambiente e della salute pubblica; e che agirà di conseguenza nei confronti dell’uso e, soprattutto, dell’abuso di pesticidi. Per esempio, dove se ne preannuncia un’alluvione in nome della lotta a un batterio.

Da segnalare anche un convegno sulle alternative verdi al rame nella viticultura biologica, di grande importanza tecnica ma anche simbolica; specie alla luce delle novità che arrivano dall’UE in quest’ambito, in termini di ulteriore riduzione dei limiti di utilizzo di questa sostanza.

Il rame è, infatti, il tallone d’Achille ambientale, più o meno reale, del biologico. Dotti, medici e sapienti, pressoché enciclopedici – o presunti tali – anche quando si occupano di coltivazione di uva e di peperoni, non fanno un plissé davanti al glifosato e toccasana affini, per levare poi il ditino accusatore contro il genocida rame, che essi, peraltro, curiosamente imputano solo all’esecrato mondo dell’agricoltura biologica.

Un incontro come quello in questione è ancora più significativo poiché attesta la capacità del mondo bio di non arroccarsi in difesa e di mettersi in discussione per tendere a un impatto sull’ambiente e sulla salute sempre più ridotto. Con il valore aggiunto che quest’obiettivo viene perseguito con la ricerca scientifica, con buona pace delle acute vulgate sulla asserita arretratezza del biologico stesso.

Insomma, nuove evidenze della natura del vino come emblematico (e gustoso) barometro dell’aria tira in materia di agricoltura sostenibile e, quindi, di alimentazione sana e sicura.

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