Pesticidi e dintorni – Brevi di cronaca


Brevi dal mondo dei pesticidi, ma soprattutto da quello dei loro antagonisti.

1) La Corte dei Conti ha assolto il sindaco di Malles, una cittadina altoatesina, Ulrich Veith, dall’accusa di danno erariale per avere indetto nel 2014 il referendum contro l’uso dei pesticidi. La bizzarra accusa a carico del primo cittadino tirolese era stata avanzata su iniziativa di un gruppo di agricoltori locali che aveva fatto ricorso, chiedendo che il sindaco rimborsasse i 24.000 euro spesi per organizzare la consultazione su un argomento su cui sarebbe stata presuntamente dubbia la competenza del Comune.

A quanto pare, l’Organo giudicante non deve aver preso particolarmente sul serio la temeraria denuncia di questo gruppo di autonominatisi tutori delle casse comunali, se è vero che la Corte si è spinta oltre la semplice assoluzione, giudicando ben fondata la decisione della commissione comunale di ammettere il referendum, escludendo, di conseguenza, qualunque colpa da parte del sindaco e accordandogli il rimborso delle spese legali.

2) Nell’ultimo post, ci eravamo occupati di “bollicine sostenibili”; in via principale, della significativa iniziativa di “Regolamento sull’uso degli agrofarmaci nei comuni della Franciacorta Docg”.

Si era, però, dedicato un passaggio anche alla scelta del Consorzio per la tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG di approvare un Protocollo viticolo di autoregolamentazione per la gestione sostenibile dei vigneti che ha già messo al bando da tempo diversi principi attivi come Folpet, Mancozeb.

Ebbene, il documento in questione, arrivato nel 2019 alla sua nona edizione, è stato presentato giusto all’inizio di questo mese, a Treviso.

Ed è stata confermata la novità più significativa che scatta dall’inizio di quest’anno: il divieto di uso del celeberrimo glifosato, sebbene le normative italiane ed europee ne consentano ancora l’impiego. Decisione che fa del Conegliano Valdobbiadene “la più estesa zona in Europa che ha vietato l’uso della sostanza chimica più discussa degli ultimi anni”, come si legge nel sito del Consorzio.

A questo si aggiunga che tutti i 15 Comuni inseriti all’interno dell’area della denominazione DOCG lo hanno adottato come riferimento per i propri regolamenti di polizia rurale.

Non è il Penedès – di cui pure si è trattato nell’ultimo post – con la sua scelta di campo integrale per il biologico; e, soprattutto nel protocollo in questione non risultano sanzioni di sorta per coloro che lo violeranno, a differenza di quanto si è evidenziato con riferimento proprio al Regolamento della Franciacorta.

Carenza, questa, che rende ineludibili dubbi sulla effettività della normativa del Prosecco; come sempre, peraltro, quando ci trova in presenza di un precetto sfornito di qualsiasi apparato di tutela, ossia di sanzioni.

Ma, al netto di queste criticità, è comunque un indubitabile passo in avanti sulla strada della sostenibilità.

Tanto più apprezzabile quanto più si consideri che proprio in materia di glifosato continua a registrarsi un’incessante attività di “divulgazione scientifica”, o sedicente tale, di limpida natura reazionaria, se non proprio negazionista degli effetti – sempre più difficilmente occultabili, alla stregua della massa di evidenze scientifiche che si succedono e di cui abbiamo dato atto in questo blog – sull’ambiente e sulla salute della sostanza base dell’ancor più noto Roundup.

Con alcuni soggetti che alternano disinvoltamente vesti istituzionali, accademiche, ma soprattutto, per quanto surrettiziamente, militanti per profondere sforzi degni di ben altra causa a difesa dell’indifendibile: un modello di agricoltura che comporta costi ambientali e umani pesantissimi, poiché fondata su un ricorso massiccio ai pesticidi.

In particolare, a una sostanza che è ormai destinata a esser messa sacrosantamente al bando da ogni contesto produttivo e sociale che abbia appena a cuore le sorti della tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

Magari, facendo ricorso, in questo senso, a quell’insostituibile strumento che si chiama principio di precauzione.

E che, incidentalmente, è anche un principio fondamentale dell’Unione Europea e di questo paese proprio in materia di politiche a difesa dell’ambiente e della salute.

 

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